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Una serata di sesso hard

I miei lo capiscono subito quand'è serata che vado a scopare. Esco ed entro dal bagno venti volte, in autoreggenti, voi capirete. E sul lavandino è tutt'un tripudio di rasoi, rasoietti, pinze, pinzette, cremine e deodoranti al (sniff sniff...) white musk? Pino silvestre? comunque sia, uno spiegamento di lame e flaconcini che non passa certo inosservato. In giorni normali mi vedono entrare in bagno con, massimo massimo, la sigaretta in bocca e il giornale aperto sulla pagina dei necrologi: voi capirete, una bella differenza. I necrologi, embè? chevvedevodì. Mi coadiuvano la peristalsi. Non c'è niente di più lassativo, a parer mio, di un necrologio scritto bene. Distrae la mente, rilassa lo sfintere. C'è solo qualche piccola controindicazione. L'altro giorno, per esempio, m'è toccato interrompere a metà la seduta -a volte capita- per uscire ad annunciare alla mia famiglia, ridendo fino alle lacrime, la tragica scomparsa del Marchese Bichi Gucci Ruspoli Scassacazzo degli Uberti di Torre sul Lago. Lo piangono addoloratissimi i figli Manfredi Ruffo, Reginaldo della Rovere e Diotinculi Lasorella, oltre alla moglie Maya, la figlia Ginevra, il genero Conte Sbregamerda di Roccagiovine e trenta altre suppergiù teste coronate i cui nomi, pietosamente, giuro, pietosamente, vi risparmio. Fiorentini, ovvio: perché son tutti di Firenze 'sti coglioni blasonati, e quando ne muore uno non c'è verso, non riesco più a cagare dal ridere. Eh, a volte ve l'ho detto, capita. Fortunatamente per il mio intestino, di 'ste nobili cariatidi ne muore solo una ogni tanto, altrimenti sai che stipsi.
Ma sto divagando, chiedo venia.
Torniamo a noi.
Torniamo alla serata scopereccia, e al suo rito di preparazione.
Perché non c'è niente che mi ecciti di più quanto il radermi, l'ungermi, il martoriarmi a sangue in vista di un incontro galante.
No, davvero. Senza ironia. Quando comincio a disporre il mio armamentario in bell'ordine sul lavandino, all'inizio penso: che palle, ogni volta 'sto calvario. Guardo l'orologio, spengo la sigaretta sotto l'acqua corrente, mi svesto e sbuffo, che palle, che palleeee. Ma poi mi lascio prendere dal rituale, è più forte di me.
Inizio a depilarmi le gambe con delicatezza, me le rimiro, me le massaggio con una cremina idratante e già me le immagino attorcigliate al suo bacino. Proseguo oltre, risalgo fino alla figa umidina, mi siedo sul bidet a cosce aperte e me la poto come un bonsai. A piccole sforbiciate, zac zac. Mi fermo, mi scosto, mi osservo alla distanza, mi riavvicino, zac zac. Sono un'artista della sforbiciata. E infatti il risultato è sempre quello, come quei gatti che finiscono sotto una macchina e il pelo, dopo, gli riscresce a chiazze. Zac zac. Che disastro. Un'altra cesoiata e poi avvicino lo specchio: me la scruto assai poco convinta. E cazzo, vista così da vicino fa pure impressione. Oh, senti. Io dico che va bene così, e se ha qualcosa da ridire che vada a troie. Ormai sono le 21.30, è tardi, tardissimooooo.
Ecco infatti che trilla al telefonino, puntuale come la morte. E' il nostro primo appuntamento e già parte male, non-sopporto-le-persone-puntuali. Il tempo di cospargermi di una mousse alla vaniglia e rosa, agguantare una micro-gonna e gli inseparabili tacchi a spillo, e scendo.
Non fa neanche la mossa di portarmi in qualche locale a bere qualcosa.
Dritti sparati verso casa sua, che mi sia chiaro subito l'intento e poche pippe. Parlo di niente e mi accarezzo cosce e collo facendo finta d'esser distratta. Fuori è un freddo assassino e io non vedo l'ora che mi si incolli addosso, che mi faccia salire le pulsazioni. Casa sua è vicina, se non altro.
Scendo dalla macchina e il vento gelido mi fruscia sotto la gonna, insinuandosi tra gli slip e l'elastico delle autoreggenti, sensazione piacevolissima che farebbe colare di voglia anche una statua di ghiaccio. Come da copione sento che làssotto comincio a esondare, oh mia piccola micia, che non tradisci mai, grazie. Ma prima bisogna parlare, chiacchierare, conoscerci, davanti a una bottiglia di vino tenuta in fresco per l'occasione. Ok, no problem! quindi anche tu sei stato a Berlino? T'è piaciuta? Ah, ho capito dove lavori, io l'anno scorso ero part-time alla Xyz, vi avevamo come fornitori.
Vino finito, basta minchiate. Spostiamoci sul divano, con stereo e luci soffuse, e qui arriva il pezzo forte. Il primo bacio, carico di promesse, che parte timido e poi esplode in un carnevale di lingue, e lo strip-tease mio, che parte lieve, lieve come una carezza, e poi finisce, senza interrompere lo slinguazzamento appassionato, che rimango nuda in tacchi e autoreggenti. E le mutandine infradiciate che me le tolga lui, si goda l'ebbrezza di affondarci le dita e di farmi il solito sorriso soddisfatto di chi già sa, già sa. Eccolo lì.
Sorrido anch'io, con la faccia più da porca che ho mascherata con un finto, lieve rossore -occielo, ma devi proprio piacermi tanto tanto per avermi fatto straripare così! Sorride, già sa. Lo slip finisce in un angolo del divano, intinge mezza mano nella figa commosso da tanta alluvione, e mi gorgoglia rauco rauco 'andiamo sul letto'.
Fiondiamoci, tesoro! Mi prende per mano e io saltello per il corridoio tenendomi su le tette con l'avambraccio sinistro, ridacchiando.
Barababum, scaravoltata a pancia in su sul letto. Faccio volare via una scarpa, e poi l'altra, ma le calze le tengo, mi son costate un'occhio della testa e voglio ammortizzare la spesa a scopate. E poi, quanto mi fanno sentire vacca. E in più mi tengono occultata la cellulite. Dio benedica le autoreggenti, ora e sempre.
Mi è sopra e mi cosparge il corpo di saliva. Calde palpate che accendono in me ogni possibile fuoco. Gli salgo sopra io, e lo lecco, e lo mordo. Lui mi prende i capelli a due mani e me li scompiglia, me li arruffa selvaggiamente e mi spinge la testa là dove già sto andando (ma tu accompagna pure la discesa, che mi fai sentire una maiala usata e mi piace ogni oltre dire). Lascio dietro di me una scia di baci e linguate fino all'ultimo centimetro di torace, godendomi ogni secondo di questa calata agli inferi. Oplà. Lo denudo dei boxer in un nanosecondo. Il suo cazzo non fa in tempo ad accorgersi di essere uscito all'aria aperta, non fa in tempo a stiracchiare un attimo l'erezione, che è già inghiottito dal tunnel nero della mia gola.
Olè! Mugolo, lo circondo con le labbra, lo insalivo a dovere, appoggio dolce una mano sui coglioni, do' un paio di pompate... e lui...
Lui...
Lui viene.
Ma... ma...
Ma figlio-di-troia-figlio-di-troia-FIGLIO-DI-UNA-GRANDISSIMA-TROIA! E non mi sto sbagliando boia d'un Giuda, è proprio una sborrata quella che mi sta impastando la lingua e il palato, ne ha il sapore, la gittata e la consistenza. Ma porco cazzo! Mando giù tutto continuando a pomparlo lenta con la mano e mugolo di piacere con lo sguardo a triglia della battona stanca e soddisfatta, ma dentro di me, voi capirete, vado augurandogli tutte le punizioni infernali che Dante ha elencato, tutte, dalle api alle arpie alle colate laviche al bagno di merda. Tutte.
L'ultima goccia la raccolgo con un colpetto di lingua e un ditino ciucciato: sorrido come una brava gattina. Lui risponde affannosamente al sorriso, lasciandosi andare sul cuscino con le mani sul volto.
Ma porca Eva, dico io.
Porca Eva! Porca maledettissima Eva! E poi! Poi accade questa cosa strana, che nella vita -davvero- non si finisce mai di imparare. Il tempo tecnico di riprendersi, di calmare il respiro, di attirarmi a sé per baciarmi, e di infilare due dita due nella mia micia comprensibilmente in lacrime, e il cazzo gli torna, incredibilmente, in tiro. Io non sono un prodigio di conoscenza in materia, per me, voi capirete, la sensazione è... come essere tra la folla di Napoli ad assistere al miracolo di San Gennaro (solo con meno cagnara), o, anzi, meglio, rende meglio l'idea: per me è come essere in India ad osservare la levitazione di un fachiro. Si chiama così? Levitazione? E sotto ai miei occhi perdipiù... Oh, non è che c'è il trucco, un filo che lo tira dall'alto, come quelle marionette per strada? Tocco. No, no, confermo, duro, ma proprio duro duro, senza trucco e senza inganno. E levita. Tutto questo in capo a, fate conto, 10 secondi.
Boh, senti, a me sta bene, se non ti scoccia mi ci impalo su prima che accada qualcos'altro di insolito. Non gli scoccia.
Oplà! Confermo, è turgidissimo, non sembra il solito rigor mortis temporaneo della post-eiaculazione, è un'erezione vera e propria, che figata. Attacco a cavalcare come un'amazzone in fuga, mentre lui mi strapazza le tette e mi bacia fin dove può.
Poi mi ribalta, si porta le mie gambe oltre le spalle e mi chiava così, alla cortigiana. Olè.
Poi lascia scivolare una delle mie gambe, tiene ben salda l'altra sotto al ginocchio, mi si fa contro leccandomi il viso e mi scopa petto contro petto, con fortissimi colpi di bacino. Olè.
Poi mi fa girare, mi prende a 90, mi afferra per i lunghi capelli e ci dà dentro come un matto. Stra-olè! Io gemo a più non posso con gorgheggi virtuosi, ma poi l'occhio mi cade sulla sveglietta del comodino (la posizione me lo permette), noto che son passate 2 ore e mezza, e comincio seriamente a temere per lo stato delle mie articolazioni. Questo non viene più, ha già dato tutto alla fonte, ora ha un bel da incapponirsi furiosamente ma non c'è un cazzo da fare. Dilemma. Dalla mia posizione a pecora ne approfitto per dare un'occhiata all'arredo della stanza, e scorgo sulla mensolina in alto a destra una lampada in carta di riso che anch'io vorrei. Che fare, che fare? chissà quante donne pagherebbero per avere a disposizione un trapanatore del genere, mi vien da pensare.
Ok che è il primo appuntamento ed è presto per giudicare, ma il sesto senso mi dice che io e lui formeremmo una coppia davvero male assortita. Lui con questa anomalia (posso dire che è un anomalia senza che venga preso da un attacco di viril panico?), ebbene, lui con quest'anomalia curiosa, che eiacula subito e poi resta in marmorea tirella per le successive 4 ore. E io che sono frigida, e di tutto questo ben-di-dio non me ne faccio un cazzo (mi si perdoni il gioco di parole).
Che fare, che fare. Che fare lo decide lui, raccogliendo con la mano a cucchiaio i succhi che piovono dalla mia ormai slabbratissima figa, e ungendomi con fare sapiente il buco del culo che finora era rimasto lì, inutilizzato, a godersi la scena dall'alto. Unge, unge, e mi penetra con un ditino, mentre io lo incentivo con sospiri crescenti.
Amico, non vorrei dire, ma quante sono le ragazze che ti hanno dato il culo al primo appuntamento? Dopo essersi bevute una bottiglia di vino con te e dopo aver sostenuto una conversazione deliziosa e brillante che ha toccato mille e uno argomenti, e dopo averti fatto perdipiù ridere e pensare. Vedi di ricordartene, il giorno che sarai dinanzi all'altare a pronunciare il fatidico 'sì' che ti legherà a un qualsiasi cesso grigiotopo per il resto della tua vita. Certi momenti è proprio vero che non tornano, e con certe donne è solo questione di una sera, è proprio questo il lato bello e ironico della vita, carpe diem ragazzo, scusa la parentesi filosofica, procedi pure.
L'uomo affonda dentro di me senza neanche tante cautele, l'ho già detto "Olè"? Inarco la schiena per un'angolazione migliore e meno dolorosa, anche se poi tanto male non fa. Sono aperta, lubrificata e rilassata, allargo le cosce e mi faccio possedere. No, non fa male, riempie e scava, ma non fa male. Dio, che meraviglia di corpo che ho, fatto per essere chiavato in tutte le maniere. Fossi nata anche scema, avrei fatto Bingo.
Mi sfioro il clitoride e comincio a pensare a tutte le situazioni eccitanti possibili (cazzo penso, a lui? non lo conosco neanche, faccio un po' fatica a farmi coinvolgere mentalmente). Mi torna in mente qualche spezzone di film, qualche pornazzo classico, ma son sempre, sempre, le stesse tre scene che ormai mi saltano agli occhi in automatico ogni volta che mi tocco, e non mi eccitano più. Provo a visualizzarmi un paio di dinamiche che vorrei un domani realizzare, esagero, tanto con la fantasia si può andare dove si vuole, la testa mi si riempie di bocche e cazzi e gente che mi si chiava da ogni lato, un fitto di umanità che sgomita nella mia mente per avere un brandello di me, per fottermi in ogni centimetro quadro, ma ancora niente. Mi sta inculando con un ritmo da trivellatore impazzito, che gioia. Io intanto penso a mille cose assieme, e non è facile cazzo, e in più devo ricordarmi ogni tanto di guaire con sofferenza, che non vorrei che si sentisse poco uomo se non mi fa piangere dal male. Ho il clitoride in fiamme ma se non lo aiuto con un'immaginetta, col cazzo che mi regala un orgasmo, allora vediamo, concentrazione. Non posso certo pensare ai racconti di ISR per ingrifarmi, che ultimamente è tutta una poesiola di clotilda trevino, o quei cazzo di pensierini di adma, o quella meraviglia di Gozzano, sì, bello, ditemi voi a che minchia ti può servire Gozzano quando hai un cazzo in culo e un dito sul clito. Grazie ragazzi, il vostro apporto è sempre grande, andate a far delle seghe.
E lui. Non viene. Più. Non c'è verso.
Diobono, questa è una pena da contrappasso, senz'altro. Neanche nei film a luci rosse durano così tanto.
La sveglia fa le 2, mi ha praticamente scavato una voragine posteriore, io sono venuta 2-3 volte con la faccia sul cuscino immaginandomi non-so-neanch'io-che-cosa (ma di certo NON Gozzano) e sono leggerissimissimissimamente stanca. Un incubo. Forse se ne accorge, forse ne ha pietà, perché mi si stappa dal culo e si lascia andare accanto a me, sudato, accarezzandomi piano, scostandomi i capelli dagli occhi. Pausa di riflessione. Non so cosa darei per un bicchiere d'acqua. Si offende, se glielo chiedo? No, non si offende. Sparisce in cucina e torna con un bicchierone per me, sorride. Anche lui è provato e il cazzo tende ora al floscetto.
Non dovrei dirlo, ma che sollievo.
Parliamo un po' di niente, su un letto che ha fatto la guerra con pochissimo spargimento di sangue. Ecco, che cosa si fa in questi momenti? Chiacchieri, sì, ma dopo la sfrenata passione c'è sempre un velo di imbarazzo, che cosa si dice, che cosa si fa? Coccole neanche per scherzo, sarebbe una roba ipocrita e fintissima, dai. Ti rivesti, fai finta di sbadigliare? Che poi lui non è manco venuto la seconda volta, sembra quasi che io gli voglia far fretta. E dunque? Mi chiede se mi va di fargli un massaggio. Cerrrrto! Batto le manine, perchè giuro, non poteva farmi più contenta. Non sono brava per un cazzo a fare i massaggi, ma mi piace così tanto toccare. Andrò a sentimento.
Lo faccio stendere a pancia sotto, e comincio a lavorarmelo con il mio tocco dolce, dalla nuca fino alla coda, dalla coda fino alla nuca, sussurrandogli paroline inventate. Lo liscio e lo accarezzo, gli impasto la schiena con delicatezza. Lo solletico con la punta dei polpastrelli, premo coi palmi e sfioro con le dita, gli coccolo la colonna vertebrale per un tempo infinito. E lui si addormenta senza un lamento, come un neonato.
Non so bene che fare. Resto lì, a giocare sulla sua schiena, facendo camminare le dita sulla sua pelle come una bambina che gioca sul banco di scuola. Con indice e medio delle due mani improvviso un can-can sincronizzato. Poi faccio finta che la sua schiena sia una pianola e suono "Bohemian Rhapsody" dei Queen. Sul verso che fa "o-oh, carry on" si sveglia, sghignazza e mi disarciona con un'unica potente scrollata di culo. Piombo accanto a lui, ridendo, ridiamo tutti e due.
Mi guarda con l'occhio appannato, sbadiglia, mi abbraccia e mi schiocca un bacio tra lo zigomo e l'orecchio.
Alla fine non è andata poi così male, via.

 

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